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LA STORIA

3. EPISODE

SALVARE LA TERRA
DAL CIELOL’ECOLOGIA SPICCA IL VOLO

GREG ASNERECOLOGISTA IN VOLO

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ESPLORA

01

DR. GREG ASNERECOLOGISTA IN VOLO

“Il nostro sistema di mappatura aerea
della biodiversità é il più avanzato
che sia mai stato inventato.”

Ambientalista ed esploratore attivo in tutto il mondo, Greg Asner é il creatore del Global Airborne Observatory (GAO), un aeroplano unico nel suo genere dotato di laser ad alta potenza, spettrometri per l’imaging e supercomputer in grado di mappare territori lontani, dalle foreste pluviali alle barriere coralline. Le tecnologie innovative di Greg hanno un ruolo determinante nel monitorare l’impatto del cambiamento climatico su larga scala, che siano i grandi periodi di siccità nel bacino del Rio delle Amazzoni o lo sbiancamento del corallo nelle Hawaii. I governi e le ong si rivolgono in misura sempre maggiore a lui per i dati di cui hanno bisogno per prendere decisioni riguardanti le politiche di conservazione e di gestione delle risorse – temi cruciali per il futuro della nostra specie e del nostro pianeta.

*Greg è il Direttore del Center for Global Discovery and Conservation Science alla Arizona State University. GAO é uno dei progetti lanciati da questo centro.

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CI RACCONTI DEL
GLOBAL AIRBORNE OBSERVATORY

É un Dornier 228 trasformato in laboratorio ad alta tecnologia. Quando aveva i sedili, era un aeroplano capace di ospitare 19 passeggeri. Abbiamo rimosso tutto ciò sostituendolo con un ambiente ipertecnologico ed ultraleggero con fibra di carbonio. Perché? Volevamo mettere tutto il carico nel supercomputer e nella strumentazione che ci permette di mappare gli ecosistemi terreni e le barriere coralline. Il laboratorio ha una cabina standard con due piloti, inoltre c’è un area di lavoro con tavoli e monitor dal grande schermo - dove lavorano geologi – e degli armadi contenenti supercomputer che raccolgono i dati e gestiscono gli strumenti. All’estremità posteriore dell’aeroplano c’é un’ampia apertura sulla cui estremità sono posizionati gli strumenti, per una visione libera del suolo o dell’oceano.

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QUANDO HA
PENSATO PER
LA PRIMA VOLTA A PORTARE
L’ECOLOGIA IN VOLO?

So esattamente dov’ero. Era il 1993 ed ero a Molokai, una delle isole delle Hawaii. Mi era stato assegnato il compito di trovare specie rare endemiche in un ecosistema montuoso, ma giorno dopo giorno ritornavo a mani vuote. Il mio referente mi diceva: “Sei andato qui?” e io rispondevo: “Sì, ci sono stato”, mi chiedeva: “E lì ci sei stato?’” e io dicevo: “Sì”. Non stavamo portando a termine il lavoro, perché risultava difficile sia da un punto di vista geografico che geospaziale. É stato in quel momento che ho realizzato la nostra necessità di spiccare il volo. Abbiamo iniziato con il velivolo Cessna (con le ali piccole) e una videocamera, ma non funzionava troppo bene. In 25 anni c’é stato un grande sviluppo, ora abbiamo il sistema di mappatura aerea della biodiversità più avanzato che sia mai stato inventato.

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CHE TIPO DI
STRUMENTAZIONE USATE?

Abbiamo inventato una tecnologia dal nome spettroscopia di imaging controllato dal laser (LGIS), che si fonda sulla fusione di dati tridimensionali basati sulla tecnologia laser e dati spettroscopici. Proiettiamo due raggi laser dalla parte inferiore dell’aereo, che perlustrano il paesaggio e – ogni volta che toccano qualcosa di vivo – rimandano indietro alcuni fotoni. Ciò ci dà informazioni sulla struttura tridimensionale delle chiome degli alberi, permettendoci di calcolare con grande precisione la quantità di carbonio lì presente. Successivamente, combiniamo questi dati con un’incredibile tecnologia, chiamata spettroscopia di imaging, che ci permette di vedere lo spettro della luce in 427 canali. Grazie ad una tecnica che abbiamo inventato (spectranomics), possiamo trasformare queste caratteristiche spettroscopiche in identificazione delle specie. Per gli alberi, calcoliamo una media di precisione dell’80%, considerando che siamo in volo ad 80 metri al secondo a 7.000 piedi!

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QUALI SONO I VANTAGGI
DEL RILEVAMENTO AEREO?

Le dimensioni rappresentano una delle sfide più grandi nella gestione ambientale. Quando cammini in una foresta pluviale, con i piedi sul terreno, vedi solo una minima parte di quanto accade. Gli alberi sono alti 50 metri e la maggior parte dei processi biologici avviene in alto nelle chiome, dove vive la maggioranza dei primati, degli uccelli e degli insetti. Se sei in basso nel sottobosco, hai una prospettiva molto limitata e non vedi quasi nulla. Alla nostra altitudine, siamo in grado di vedere tutto il paesaggio di un’area e gli organismi che la costituiscono. Abbiamo contemporaneamente tutti i dettagli e una visione globale. Grazie a ciò possiamo comprendere cosa accade per prendere decisioni sulla gestione ambientale – una dimensione simile a quella di un parco nazionale, una contea o una nazione.

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CI RACCONTI ALCUNI DEI
SUOI PIÙ GRANDI SUCCESSI.

Questo tipo di lavoro significa accettare decenni fatti per lo più di fallimenti intervallati a momenti di successi sorprendenti. Credo che uno dei miei più grandi successi sia stato capire che le piante, i coralli e gli altri organismi hanno caratteristiche - rilevabili con la spettroscopia – che possiamo vedere dall’aereo: per la prima volta siamo in grado di misurare la biodiversità su larga scala. Ciò ha portato al successo, aiutando a prendere le giuste decisioni per la conservazione della vita e della natura. In Peru, per esempio, in Amazzonia occidentale, abbiamo localizzato la riserva di carbonio e la biodiversità delle foreste. Il governo locale ha utilizzato queste mappe per decidere la creazione del Yaguas National Park, un nuovo parco nazionale. Sono questi i successi che mi fanno andare avanti ogni giorno.

02

CAMBIAMENTI CLIMATICI& IL FUTURO

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CI DESCRIVA
L’EFFETTO DEL
CAMBIAMENTO CLIMATICO
SULLE FORESTE PLUVIALI.

Anche senza l’intervento diretto dell’uomo nella deforestazione, le foreste tropicali stanno cambiando a causa del suo impatto indiretto – ovvero, il mutamento climatico. Lo conosciamo e lo vediamo accadere. Si concretizza in un fenomeno che chiamiamo “siccità calda”. É un processo nuovo - estremamente raro se non inesistente nei reperti antichi scientifici – caratterizzato da temperature estremamente alte e piogge rare. Può durare per tre o persino sei mesi, e causa la morte di larghe strisce di alberi. Questa é una forma di deforestazione. Gli alberi sono dritti come fantasmi o scheletri, per mesi o anni, poi cadono, tutto il carbonio evapora e rientra nell’atmsofera sotto forma di diossido di carbonio.

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PERCHÈ É NECESSARIO
SALVARE LE FORESTE PLUVIALI?

Sul pianeta ci sono solo pochi ecosistemi che ospitano la maggior parte delle specie. Le foreste pluviali sono uno di questi: sono questi incredibili grovigli di vita storicamente autonomi. Le interazioni tra gli organismi creano sostenibilità, e le foreste pluviali svolgono funzioni estremamente importanti, persino in Nord America. Riguardo alla riserva di carbonio, ne mantengono fuori dall’atmosfera un’enorme quantità che altrimenti inasprirebbe l’attuale problema del surriscaldamento; inoltre le foreste hanno un ruolo veramente fondamentale nel nostro sistema idrologico – hanno un influsso sulle precipitazioni che abbiamo in alcune aree degli Stati Uniti. Esse non sono d’aiuto solo alle persone che lì vivono, oltre a proteggere una parte enorme della biodiversità della Terra – regolano anche alcune delle funzioni critiche dell’intero sistema Terra, in particolare il carbonio e l’acqua.

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COME CI SI SENTE
A SORVOLARE LE FORESTE?

Avete presente quando osserviamo stupiti gli astronauti che guardano fuori dal finestrino della navicella spaziale e vedono la bellezza della Terra? É ipnotico. Questo lo ritrovo un pò nel mio lavoro quando vedo grandi distese, ma ho un vantaggio rispetto all’astronauta: riesco a vedere la biologia. Riesco a distinguere gli alberi nella foresta, non solo al computer ma anche mentre li sorvolo nel nostro laboratorio aereo. Vediamo i dettagli in scala, ed è molto bello. Se guardo fuori dalla cabina non riesco a vedere il caleidoscopio di diversità – ho bisogno della tecnologia per questo. Vado nel retro dell’aereo dove ci sono grandi schermi - bam! Mi trovo davanti un ecosistema completamente nuovo e sconosciuto.

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CHE RUOLO HA IL TEMPO
NEL SUO LAVORO?

Il tempo é la sfida più grande adesso. La nostra società non tiene il passo dei cambiamenti che provochiamo nei nostri ecosistemi. Sia gli ecosistemi vicini che quelli distanti – nel Bacino delle Amazzoni – stanno cambiando ad un ritmo veramente veloce, più veloce di quanto previsto nel 2000 o nel 2010. Durante gli ultimi 25 anni, il mio lavoro é passato dallo studio degli ecosistemi ad un ruolo più reattivo. Il mio team deve affrontare costantemente un nuovo problema, nuove richieste dai governi e dalle ong. “Aiuto, abbiamo questo problema. Stiamo attraversando una fase di cambiamento ed é così rapida che non sappiamo come fare. Dobbiamo comprendere la natura di questo cambiamento e gli effetti futuri sull’acqua, la biodiversità, il carbonio …”. Tutto ciò ha reso la mia vita e quella dei miei collaboratori più frenetica.

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É TROPPO TARDI PER
SALVARE LA NATURA?

No. Si sente parlare molto di deforestazione ai tropici, come nel bacino del Rio delle Amazzoni. É vero, stiamo perdendo vaste aree della foresta amazzonica; la buona notizia é che queste perdite sbiadiscono in confronto a ciò che rimane. La foresta é grandissima, abbiamo ancora tempo per prendere le decisioni giuste e salvare quanto é rimasto. Lo stesso vale per le barriere coralline, sentiamo parlare tutti del loro decadimento globale. Nelle isole Hawaii, nel 2015, abbiamo avuto un’ondata di calore che ha ucciso circa il 30% dei nostri coralli – che ora sono in una situazione critica. Ma abbiamo ancora grandi aree di barriera corallina ancora intatta, e possiamo ancora lavorarci.

03

COSA POSSIAMO FARE?

Contribuire alla
comunità e al suo
benessere ambientale.

Sappiamo che abbiamo bisogno
di circa il 30% dei sistemi naturali
per sostenere il più ampio sistema Terra.
Se rimaniamo al 10% o al 20%,
il disagio provocato al clima non
é gestibile per noi.

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QUALI AZIONI SU
LARGA SCALA
DOBBIAMO INTRAPRENDERE?

In primis, le protezioni. Dobbiamo tralasciare di considerare alcune parti della biosfera. La comunità scientifica ha compreso dove e quanto é necessario non considerare più in termini di deforestazione e sviluppo. Le chiamiamo “azioni di stabilizzazione rapida”, e le dobbiamo fare ora. Sappiamo che abbiamo bisogno di circa il 30% dei sistemi naturali per sostenere il più ampio sistema Terra. Se rimaniamo al 10% o al 20%, il disagio provocato al clima per noi non é gestibile. In secondo luogo, c’é ancora tanto da fare riguardo l’aspetto restaurativo. La conservazione può generare sviluppo, stabilità politica, portare tanti benefici e ridurre la povertà. Tutti questi ambiti ora hanno bisogno di essere gestiti su scala. Sappiamo come farlo, ma è necessario un impegno globale.

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COSA POSSONO
FARE LE PERSONE
A LIVELLO INDIVIDUALE?

La cosa più importante é non lasciarla finire su Facebook e Twitter. Andate oltre la mera condivisione. Esponetevi e contribuite. Lo possono fare tutti. Sembra una frase fatta, ma nella mia posizione vedo l’efficacia dell’intero sistema. É la tragedia dei beni comuni: tutti contribuiscono al problema ma nessuno partecipa alla soluzione. Nel nostro ruolo di consumatori dobbiamo concentrarci sulla filiera di produzione, capire che i nostri acquisti quotidiani spesso provengono dalle foreste pluviali. Oltre a contribuire alla comunità e all’ambiente, queste sono tutte azioni che le persone possono fare. Se tutti fanno la loro parte, il beneficio che ne trarremo sarà globale. Ci saranno persone – nuovi scienziati e politici – che ci faranno avanzare molto. All’inizio é necessaria la partecipazione di tutti; poi le personalità emergenti prenderanno la scena.

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COME INTENDE ESTENDERE
LE SUE ATTIVITÀ?

Se guardo al futuro penso che una gran parte del nostro successo deriverà dal combinare il nostro programma con i satelliti – in modo tale da estendere la nostra attività fino ad includere l’intero pianeta, come é necessario ora. Abbiamo proprio poco tempo, dobbiamo farlo adesso. Non può attendere 10 anni. Dobbiamo aumentare il nostro lavoro e comprendere cosa sta succedendo agli ecosistemi, così le persone che prendono decisioni critiche per la salvaguardia le varie parti della biosfera e la sua biodiversità avranno gli elementi necessari per farlo.

A questo scopo dobbiamo fare un lavoro di allineamento: una cosa è se sono i partner dell’industria aerospaziale a utilizzare i dati su larga scala, un’altra cosa se lo fanno le organizzazioni – le ong, i governi, le Nazioni Unite. Sto completando un piano a questo riguardo, chiamato Global Diversity Obervatory.

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CC7015-55ESATELLITE WAVE GPS

Dimensioni della cassa:
47.0 mm
Materiale della cassa:
Super Titanium™(Duratect MRK + Duratect DLC)
Materiale del cinturino:
Super Titanium™(Duratect MRK + Duratect DLC)
Vetro:
Vetro zaffiro contrattamento anti-riflesso
Calibro:
F990
Impermeabilità:
20 bar
Altre caratteristiche:
margine di tolleranza ±5secondi al mese(in assenza di ricezionesegnale orario) Sistema Eco-Drive conautonomia di funzionamentodi 5 anni a carica completa(in modalità riserva di carica) Satellite Wave GPS
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